Luisa Minazzi

Storia di Luisa, di un premio che la ricorda e di una città che ha rialzato la testa

«Quindici anni. La storia del premio “Luisa Minazzi – Ambientalista dell’anno” comincia a essere lunga. Ed è una storia che s’intreccia con quella del Paese, con i problemi che l’attanagliano, con i processi d’innovazione che l’attraversano, con le speranze e le risposte che sa esprimere in maniera spesso inaspettata.

Siamo orgogliosi, insieme a tutto il gruppo che anima questa esperienza, di celebrare un traguardo tanto significativo: abbiamo mantenuto l’impegno lo scorso anno, durante il primo autunno in epoca Covid, ci apprestiamo a vivere l’edizione 2021 consapevoli del valore ancora più forte che la solidarietà, l’impegno civico, la tutela della legalità e dell’ambiente assumono nella fase di forte disorientamento che stiamo attraversando».

Scrivono così Marco Fratoddi e Vittorio Giordano, coordinatori del premio “Luisa Minazzi-Ambientalista dell’anno” promosso da Legambiente e del mensile “La Nuova Ecologia” insieme al Comitato organizzatore di cui fanno parte diverse associazioni di Casale Monferrato (Al). L’obiettivo è portare in evidenza – nel ricordo di Luisa – le storie di quanti s’impegnano nella società civile, nel mondo dell’impresa e nella pubblica amministrazione a favore dell’ambiente, del prossimo e della legalità.

Il premio intitolato a Luisa è importante, le ragioni ve le spiego sotto. Oggi io sono qui a chiedervi di unirvi a noi di Casale Monferrato, e di partecipare, votando, a questa edizione così speciale che potrete seguire il 3 dicembre, alle 16.30, nella sala del Castello a Casale Monferrato oppure, ovunque vi troviate, in diretta video sul sito del premio, quando saranno resi noti i vincitori durante la cerimonia di in conclusione del Festival della virtù civica.

I candidati di quest’anno sono l’associazione I Frattimi, che promuove la tutela dell’ambiente, la diffusione della cultura e dell’arte: tra le sue iniziative c’è “Il bosco di Lorenzo”, dedicato a Lorenzo Corioni, volontario di Legambiente di Erbusco (Bs), morto a soli 23 anni nel 2015. Anna Giordano, da 25 anni nel Wwf, ne aveva 15 quando vide i bracconieri uccidere molti rapaci. Per contrastare questo fenomeno, che in Sicilia colpisce numerose specie, ha lanciato nel messinese una lotta che le è costata minacce e intimidazioni. Il suo impegno le è valso nel 1998 il “Goldman environmental prize”. Fabio Ciconte cresciuto in Greenpeace e poi in Amnesty International, nel 2008 è fra i co-fondatori dell’associazione Terra! di cui oggi è direttore. Elsa Merlino, che come luogo del cuore ha il torrente Torre, a Povoletto (Ud), che ospita i “magredi” friulani, distese spontanee di vegetazione. Un luogo minacciato a inizio anno da uno sbancamento non autorizzato a cui Elsa si è opposta fino a riuscire a far bloccare il cantiere. Coopventuno, start up per la rivendita di prodotti ecologici di Castel Volturno, nata da un’idea di Massimiliano Noviello e Francesco Pascale, due amici impegnati nella lotta alla camorra. Il primo ha visto morire il padre, Domenico, ucciso perché voleva un’Italia libera dall’illegalità. Il secondo è impegnato nel contrasto agli ecocriminali. Giuseppe Vadalà, generale dei Carabinieri forestali, dal 2017 è commissario unico per le attività di bonifica e messa in sicurezza delle discariche abusive oggetto di sanzione da parte dell’Ue. Fino a oggi, con la task force dell’Arma, è riuscito a bonificare 56 discariche sulle 81 che gli sono state affidate con l’obiettivo di mettere in sicurezza quelle rimanenti entro il 2024. Carlo e Manuele Degiacomi, padre e figlio, lavorano nel campo della divulgazione. Hanno fondato e diretto per dieci anni il museo “A come Ambiente” di Torino e hanno realizzato, tra l’altro, l’aula multimediale “Amianto/Asbesto” al liceo “Balbo” di Casale Monferrato. Massimo Vallati, romano, autore del progetto “Calciosociale”, è tra i fondatori di Radio Impegno, la web radio antimafia premiata da Mattarella. Vallati lavora a Corviale, quartiere nella periferia di Roma dove ha dato vita al “Campo dei miracoli”, per offrire un’opportunità ai ragazzi, trasformando i campi da calcio in palestre di vita.

Cliccando qui, trovate le loro storie e le biografie dettagliate.

Il voto è aperto fino alla mezzanotte del 28 novembre 2021. 

Cliccate qui per votare.

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(ottobre 2014)

Oggi vi racconto una storia che ha tre protagonisti: una città, una donna coraggiosa, un premio importante.

La città è quella dove sono nata. Si chiama Casale Monferrato e sta combattendo da anni per avere giustizia dello scempio subìto a causa dell’amianto che ha fatto migliaia di morti e altri ne farà ancora per tanti anni.
È una città che sta aspettando la condanna definitiva del proprietario dell’Eternit, che l’amianto faceva lavorare incurante della sua pericolosità per la salute. Attende anche il risarcimento dei danni, sempre che sia in qualche modo possibile risarcire la morte di un genitore, di un marito, di una moglie, di un figlio, di un parente o di un amico: tutte le famiglie tutte hanno qualcuno a cui il mesotelioma non ha lasciato scampo.
Oggi questa città, fermo restando l’impegno a testimoniare un passato che andrà ricordato come una guerra non ancora vinta, ha però deciso di alzare la testa e guardare avanti, perché finalmente si parli di lei anche per l’impegno e la coscienza ambientalista, per le sue colline e il suo essere capitale di quel Monferrato che è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

La donna coraggiosa si chiamava Luisa Minazzi. Direttrice didattica, era figlia di un operaio dell’Eternit di Casale Monferrato, e negli anni Novanta era stata assessore all’ecologia.
Da sempre in prima linea nella battaglia contro l’amianto, Luisa si è ammalata di mesotelioma quando aveva poco più di 50 anni. E ha deciso che fosse giusto dirlo a tutti, perché tutti potessero combattere insieme la sua stessa battaglia. «Quello che stiamo vivendo a Casale» diceva «è una guerra. Volano le bombe e non si sa chi possano colpire. Ecco, io ho deciso di non stare a guardare le bombe che arrivano addosso senza cercare di pararle».
Luisa ha raccontato la sua storia e la storia della sua città sui giornali e in tv. «Il mesotelioma è un male che sta nell’anima dei casalesi. Io, invece, voglio che prevalga la speranza, perché tutti si reagisca e si pretenda di più dalla ricerca per una cura risolutiva».
È morta nel 2010 a 58 anni senza poter vedere la prima sentenza di condanna contro i responsabili dell’Eternit.

Il premio importante è quello dedicato al ricordo di Luisa. Si intitola “Luisa Minazzi – ambientalista dell’anno”, è promosso da Legambiente e dal mensile La Nuova Ecologia, insieme a un comitato organizzatore di cui fanno parte diverse associazioni di Casale Monferrato. Il suo obiettivo è far conoscere le storie di quanti si impegnano ogni giorno a favore dell’ambiente, del prossimo e della legalità, proprio come faceva Luisa.

Il vincitore lo designeremo tutti insieme.

Quello che vi chiedo alla fine della mia storia è di votare il candidato che preferite, ma anche di fare un po’ di pubblicità a questo premio. Postando il link sulle vostre bacheche, parlandone agli amici, mandando una mail a chi conoscete… È un premio importante. Ed è importantissimo per noi di Casale, che abbiamo deciso di rialzare la testa senza dimenticare la nostra storia e le persone coraggiose che l’hanno fatta, come Luisa Minazzi.

 

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