Luisa Minazzi morta a 58 anni per mesotelioma pleurico provocato dall’amianto

Storia di Luisa, di un premio che la ricorda e di una città che ha rialzato la testa

Questo pezzo è stato scritto in occasione dell’edizione 2014 del premio Luisa Minazzi. Sono successe tante cose da allora, a partire dalla sentenza della Cassazione che ha annullato la condanna del proprietario dell’Eternit e lasciato la città in attesa di un nuovo processo che chissà mai se porterà un po’ di giustizia. Anche per questo il premio ha un valore ancora più grande.

Il premio è giunto oggi alla sua tredicesima edizione. Gli otto candidati del 2019 sono Margherita Eufemi, che studia gli effetti del lindano, insetticida messo al bando 20 anni fa ma che ha ancora conseguenze sulla salute della popolazione della Ciociaria; l’associazione Spazio C.A.S.A., fondata da alcuni ragazzi per sostenere, accanto a quella materiale, la ricostruzione culturale nell’area di Ussita (Macerata) colpita tre anni fa dal terremoto; Agitu Idea Gudeta,etiope che ha deciso di allevare un gregge di capre Mochena, altrimenti destinate all’estinzione, a Frassilongo in Trentino; Gerlando Iorio che, su incarico del ministero dell’Interno, si occupa di contrastare i roghi dei rifiuti in Campania; Stefano Liberti, saggista e documentarista; Franco Lorenzoni, maestro elementare a Giove, in Umbria, che mette l’ambiente al centro dei processi di apprendimento; i soci della cartiera Pirinoli di Roccavione, Cuneo, che nel 2012 hanno rilevato l’azienda di imballaggi dopo il fallimento e l’hanno trasformata in una cooperativa che punta sulla sostenibilità ambientale; Paola Francesca Rivaro, che ha preso parte a otto spedizioni in Antartide.

Le biografie dettagliate le trovate cliccando qui.

Per votare online cliccate qui.

Tutti possono esprimere la loro preferenza entro il 24  novembre. La premiazione sarà a Casale Monferrato il 6 dicembre.

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(ottobre 2014)

Oggi vi racconto una storia che ha tre protagonisti: una città, una donna coraggiosa, un premio importante.

La città è quella dove sono nata. Si chiama Casale Monferrato e sta combattendo da anni per avere giustizia dello scempio subìto a causa dell’amianto che ha fatto migliaia di morti e altri ne farà ancora per tanti anni.
È una città che sta aspettando la condanna definitiva del proprietario dell’Eternit, che l’amianto faceva lavorare incurante della sua pericolosità per la salute. Attende anche il risarcimento dei danni, sempre che sia in qualche modo possibile risarcire la morte di un genitore, di un marito, di una moglie, di un figlio, di un parente o di un amico: tutte le famiglie tutte hanno qualcuno a cui il mesotelioma non ha lasciato scampo.
Oggi questa città, fermo restando l’impegno a testimoniare un passato che andrà ricordato come una guerra non ancora vinta, ha però deciso di alzare la testa e guardare avanti, perché finalmente si parli di lei anche per l’impegno e la coscienza ambientalista, per le sue colline e il suo essere capitale di quel Monferrato che è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

La donna coraggiosa si chiamava Luisa Minazzi. Direttrice didattica, era figlia di un operaio dell’Eternit di Casale Monferrato, e negli anni Novanta era stata assessore all’ecologia.
Da sempre in prima linea nella battaglia contro l’amianto, Luisa si è ammalata di mesotelioma quando aveva poco più di 50 anni. E ha deciso che fosse giusto dirlo a tutti, perché tutti potessero combattere insieme la sua stessa battaglia. «Quello che stiamo vivendo a Casale» diceva «è una guerra. Volano le bombe e non si sa chi possano colpire. Ecco, io ho deciso di non stare a guardare le bombe che arrivano addosso senza cercare di pararle».
Luisa ha raccontato la sua storia e la storia della sua città sui giornali e in tv. «Il mesotelioma è un male che sta nell’anima dei casalesi. Io, invece, voglio che prevalga la speranza, perché tutti si reagisca e si pretenda di più dalla ricerca per una cura risolutiva».
È morta nel 2010 a 58 anni senza poter vedere la prima sentenza di condanna contro i responsabili dell’Eternit.

Il premio importante è quello dedicato al ricordo di Luisa. Si intitola “Luisa Minazzi – ambientalista dell’anno”, è promosso da Legambiente e dal mensile La Nuova Ecologia, insieme a un comitato organizzatore di cui fanno parte diverse associazioni di Casale Monferrato. Il suo obiettivo è far conoscere le storie di quanti si impegnano ogni giorno a favore dell’ambiente, del prossimo e della legalità, proprio come faceva Luisa.

Il vincitore lo designeremo tutti insieme.

Quello che vi chiedo alla fine della mia storia è di votare il candidato che preferite, ma anche di fare un po’ di pubblicità a questo premio. Postando il link sulle vostre bacheche, parlandone agli amici, mandando una mail a chi conoscete… È un premio importante. Ed è importantissimo per noi di Casale, che abbiamo deciso di rialzare la testa senza dimenticare la nostra storia e le persone coraggiose che l’hanno fatta, come Luisa Minazzi.
La premiazione sarà a Casale Monferrato il 6 dicembre: siete invitati tutti (così scoprirete com’è bella la città e come sono tosti i suoi cittadini).

 

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