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Andrea Camilleri: «Sento vicina a me l’eternità»

Se ne è andato il 17 luglio a 93 anni (ne avrebbe compiuti 94 a settembre). Una persona straordinaria. Un grande scrittore.

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Era il 27 novembre dello scorso anno. Al Teatro Franco Parenti di Milano sono arrivata un’ora prima perché volevo vederlo da vicino. Andrea Camilleri, il “papà” del commissario Montalbano, lo scrittore che ci ha insegnato la lingua di Vigata, quella sera sarebbe salito sul palco per presentare il suo ultimo libro “I tacchini non ringraziano” (Salani).

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La legge sul biotestamento c’è e io voglio raccontarvi una storia

Quando con Marina chiacchieravo al telefono, raccontandole ansie e preoccupazioni e incazzature, lei rideva. E poi partiva con le sue, “lamentazioni” le chiamava. La fatica di vivere a Roma e avere il fidanzato in Piemonte, il sogno di lavorare a Milano per essere più vicina a lui, la passione per un incarico difficile ma che le riempiva la vita.

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Oggi sono stata ad Auschwitz

Ewa è una ragazza polacca bionda e sottile, ha una sciarpa leggera al collo e lì ha agganciato un microfono che permetterà a noi che la seguiamo di non perdere neppure una delle sue parole.

Ewa è la guida che accompagna me e un altro piccolo gruppo di italiani a visitare i campi di Auschwitz e Birkenau, poco più di 50 chilometri da Cracovia, dove almeno una volta nella vita bisogna andare.

E’ un dovere essere qui, dovrebbero venirci tutti, io ho aspettato troppi anni mi dico mentre entro. Quando passo sotto la scritta “Arbeit macht frei” sento fortissima la tentazione di girarmi e tornare indietro. E’ brutto dirlo ma vorrei proprio andarmene.

Invece vado avanti.

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