«La notte del terremoto mi dissero di restare in casa…»

Il 6 aprile 2009 un terremoto distruggeva l’Aquila e uccideva 309 persone. Ieri la Corte d’appello ha assolto sei membri della Commissione Grandi rischi che erano stati condannati in primo grado a sei anni di reclusione per omicidio e lesioni colpose. Erano imputati di aver, cinque giorni prima del sisma, in una riunione convocata per valutare la situazione (da tempo la terra tremava in Abruzzo), rassicurato gli aquilani. Commettendo, secondo l’accusa, una “monumentale negligenza”, fornendo informazioni “imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell’attività sismica”. Soprattutto “vanificando le attività di tutela della popolazione”. Che avrebbero potuto salvare delle vite.

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Storia di Luisa, di un premio che la ricorda e di una città che ha rialzato la testa

Questo pezzo è stato scritto in occasione dell’edizione del premio Luisa Minazzi del 2014. Sono successe tante cose da allora, a partire dalla sentenza della Cassazione che ha annullato la condanna del proprietario dell’Eternit e lasciato la città senza giustizia. Anche per questo il premio ha un valore ancora più grande.

I candidati del 2017 li trovate cliccando qui. Tutti possono votare entro il 19  novembre. La premiazione sarà a Casale Monferrato il 1 dicembre.

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Oggi vi racconto una storia che ha tre protagonisti: una città, una donna coraggiosa, un premio importante.

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Le “guerre in casa” che colpiscono le donne

C’è un libro, appena uscito, che racconta di guerre lontane, dove per guerre si intendono le violenze in situazioni estreme. Gli stupri di massa in Congo e Ruanda, la condanna a morte dei bambini colpiti dal cancro provocato dalle radiazioni dell’incidente nucleare a Chernobyl, la pulizia etnica a Srebrenica…

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In Siria i bambini giocano sotto terra

Immaginate la giornata di un bambino italiano. La colazione con i genitori, la scuola, i compagni, i colori, la luce del sole che filtra dalle finestre. E i giochi in cortile, le corse nei prati.

Poi immaginate la giornata di un bambino siriano. A cui manca il pane. Che vive nel terrore. Che non può studiare. E neppure uscire di casa perché rischia di morire sotto i colpi di mortaio o per mano di un cecchino.

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