Provate ad ascoltare la storia di Farzana

Accendo il computer e leggo della venticinquenne pachistana, incinta di tre mesi, lapidata a morte dalla sua stessa famiglia perché aveva sposato, nonostante l’opposizione del padre, l’uomo che amava. Si chiamava Farzana Parveen e l’hanno aggredita in venti, tra fratelli e cugini, con pietre e bastoni, in pieno giorno a Lahore, davanti al tribunale dove la ragazza avrebbe dovuto testimoniare di non essere stata rapita dal marito Mohammad Iqbal, come invece sosteneva il padre, ma di averlo sposato per libera scelta.

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Vai Mauro vai!

Ci sono persone da cui impari cose importanti nei momenti più strani della tua vita.

Una notte di un gennaio gelido del 1995 stavo tornando a Sarajevo insieme a due cooperanti di un’organizzazione umanitaria. Avevamo lasciato un ospedale di un piccolo paese della Repubblica serba di Bosnia (che non è la Serbia ma l’entità serba della Bosnia Erzegovina), dove eravamo capitati a tarda sera perché l’ambulanza che avremmo dovuto consegnare nell’ambito di una campagna di aiuti promossa da Donna Moderna ci aveva seminato.

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Io (non) ho paura

Il 28 aprile è il giorno della memoria delle vittime dell’amianto. Il pezzo qui sotto l’ho scritto il 13 febbraio 2012, dopo la sentenza di primo grado del processo che ha condannato i proprietari dell’Eternit.

«Tu sei di Casale Monferrato?». Sì.

«La città dell’Eternit?». Sì.

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