Msf dice no al codice di condotta (ed è importante sapere perché)

Nei primi 6 mesi del 2017 le Ong hanno effettuato il 35 per cento del totale delle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale. Medici senza Frontiere da sola ha salvato e portato in sicurezza più di 16.000 persone.

Medici senza Frontiere non ha firmato il codice di condotta per le navi delle organizzazioni non governative, scritto dal governo italiano per regolamentare il soccorso dei migranti nelle acque internazionali a nord della Libia.

Le ragioni – spiegate con grande chiarezza – le potete leggere cliccando qui.

In sostanza, Msf respinge la presenza della polizia giudiziaria armata a bordo delle imbarcazioni che soccorrono i migranti in mare. «In nessun Paese in cui lavoriamo accettiamo la presenza di armi, per esempio nei nostri ospedali» dice il direttore generale di Msf, Gabriele Eminente.

Né è d’accordo sul divieto dei trasbordi dalle proprie imbarcazioni a quelle ufficiali. «Un sistema di andata e ritorno di tutte le navi di soccorso verso i punti di sbarco comporterebbe una riduzione delle navi di soccorso presenti nella zona Sar (“Search and rescue”), e questo indebolirebbe la già insufficiente capacità di ricerca e soccorso».

E poi la Libia: «Le strategie messe in atto dalle autorità italiane ed europee per contenere migranti e rifugiati in Libia attraverso il supporto alla Guardia Costiera libica sono, nelle circostanze attuali, estremamente preoccupanti» denuncia Msf.

«La situazione in Libia è drammatica. Le persone di cui ci prendiamo cura nei centri di detenzione intorno a Tripoli e quelle che soccorriamo in mare condividono le stesse vicende di violenza e trattamenti disumani. La Libia non è un posto sicuro dove riportare le persone in fuga».

Ascoltate Gabriele Eminente, direttore generale di Medici senza Frontiere,  in questo video:

Perché non abbiamo potuto firmare il Codice di Condotta

Perché non abbiamo potuto firmare il Codice di Condotta? Perché non possiamo accettare armi a bordo delle nostre navi? Perché siamo preoccupati dalle limitazioni ai trasbordi? MSF continuerà le attività di ricerca e soccorso in mare? GUARDA e CONDIVIDI il VIDEO con tutte le risposte a queste domande 🔻

Pubblicato da Medici Senza Frontiere su Mercoledì 2 agosto 2017

 

C’è un reportage del Washington Post sulle condizioni dei migranti in Libia che bisogna leggere.

Washington Post libia

Oggi sul Fattoquotidiano.it Maso Notarianni ne riporta l’attacco:

Le porte del centro di detenzione erano sbarrate. Chiusi dentro, centinaia di migranti, con almeno 20 persone stipate in una cella. Scheletrici e a piedi nudi, gli uomini guardavano attraverso la piccola apertura quadrata della porta di metallo, mentre la puzza di urina e l’odore dei corpi restava appeso nell’aria viziata. “Ho mangiato solo un pezzo di pane oggi”, ho sentito sussurrare un uomo algerino. “Ti prego, mi puoi aiutare?’“. La Libia, il punto di partenza principale per i migranti che cercano di raggiungere l’Europa, è oggi la sede di un commercio fiorente di esseri umani. Incapaci di pagare le cifre esorbitanti dei trafficanti o raggirati dai trafficanti, i disperati della terra sono ridotti in schiavitù, torturati o costretti alla prostituzione.

Anche la guardia costiera libica, secondo il Washington Post, traffica esseri umani.

Credo che la sintesi migliore l’abbia fatta Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International, che sulla sua pagina Facebook ha scritto così:

«Imbrigliare la solidarietà con un codice di condotta assurdo, bloccare gli aiuti, cercare di moltiplicare le vittime a scopo dissuasivo, permettere la crescita del più grande mercato di schiavi della storia a sud del Mediterraneo, sembrano essere oggi le sole priorità di chi non è stato capace, in 25 anni, di trovare una risposta al problema della migrazione.

Ancora una volta si evidenzia la debolezza di una politica che non esita a fare accordi con le milizie libiche e con i clan criminali che controllano quella terra di nessuno, ma spende sforzi per rendere impossibile il lavoro di chi si occupa solo di salvare migliaia di vite, sollevando lo Stato di un suo obbligo giuridico e morale.

migranti carcere libia

Messa di fronte alla scelta se compromettere i principi umanitari che sono alla base della sua missione, o compiere un atto di dignitoso rifiuto, Msf ha fatto la scelta giusta. Sapendo di dover pagare un caro prezzo per la propria decisione, ma affermando ancora una volta che a una politica ormai senza etica e senza principi, si risponde solamente con il coraggio della coerenza. Grazie, Msf».

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *