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Lampedusa nel volto del dottor Bartòlo

Ci sono posti che mi hanno insegnato tanto, aiutato a capire cose altrimenti incomprensibili, fatto crescere. Soprattutto hanno cambiato il mio modo di guardare la vita e le persone.

Lampedusa è uno di questi.

L’isola dov’ero nel 2011, all’epoca del più numeroso sbarco di migranti che allora, per qualche mese, furono quasi il doppio della popolazione.

 

Il dottor Pietro Bartòlo con il regista Francesco Rosi. Il fim Fuocoammare ha vinto l'Orso d'Oro al Festival del cinema di Berlino.
Il dottor Pietro Bartòlo con il regista Francesco Rosi. Il fim Fuocoammare ha vinto l’Orso d’Oro al Festival del cinema di Berlino.

In questi giorni ho seguito in tv Pietro Bartòlo, il medico che li ha visti tutti i circa 270 mila vivi e morti approdati sull’isola negli ultimi 25 anni. Ho sentito le sue parole, l’ho visto stringere tra le mani e non mollare ad altri l’Orso d’Oro che il film Fuocoammare di Francesco Rosi (dove Bartòlo è protagonista insieme alla gente di Lampedusa) ha vinto al Festival di Berlino.

Di immigrazione si parla tutti i giorni. E’ l’emergenza che sta facendo vergognosamente litigare l’Unione europea, che fa rivivere muri e fili spinati di un passato che mai avremmo immaginato tornasse.

Bartòlo nel suo completo giacca-e-cravatta, che si vede che è il vestito buono della domenica, dice sempre le stesse cose. «Dedico il premio alla mia isola, alla mia gente, ma anche a tutti quelli che non ce l’hanno fatta», «Lampedusa ha un senso profondo dell’umanità e dell’accoglienza», «Quando mi dicono che dopo un po’ ti abitui, io gli rispondo che io non mi abituo mai».

Dice le stesse cose, ma io mi incanto a guardarlo.

Perché nel suo volto rivedo – davvero, credetemi – tutto ciò che mi porto dietro da allora.

Le facce incrostate di sale, nere come notti senza luna, di uomini, donne e bambini che ho visto sbarcare zuppi e stremati. E i sorrisi delle mamme di Lampedusa che ho incontrato sul molo Favarolo, alle 3 del mattino, con borse piene di biberon e di latte.

Nella faccia buona del dottor Bartòlo rivedo la solidarietà (autentica) di una popolazione che si commuoveva a raccontarmi le storie di chi aveva visto arrivare dal mare. E non aveva timore ad ammettere «che sì, quando ci sono stati i primi, giganteschi sbarchi, abbiamo avuto paura. Poi però ci siamo guardati in faccia: se scappano ci sarà un motivo, se lasciano le loro terre è perché hanno bisogno. Non possiamo chiuderci in casa, fare finta di nulla. Basta così poco ad aiutarli: anche solo una bottiglia di acqua. E per i nostri figli è importante imparare che il colore diverso della pelle non significa nulla».

Io, mentre guardo Bartòlo sorridere accanto al Grande Regista un po’ troppo compreso nel ruolo (ma complimenti comunque per il film bellissimo) rivivo le notti di emergenza e rivedo i barconi rovesciati e anche il piccolo cimitero a picco sul mare dove, tra le tombe dei lampedusani dai cognomi tutti uguali, c’è un angolo dedicato a chi, senza nome e data di nascita, riposerà per sempre lontano dalla sua terra.

ok

Lampedusa è un’isola bellissima, di una bellezza priva di muri e di barriere. E il dottor Bartòlo e i lampedusani sono bellissime persone. Ancora più straordinarie a fronte di un’Europa che, stretta nei suoi muri e nei suoi fili spinati, si sta perdendo.

 

 

 

2 pensieri su “Lampedusa nel volto del dottor Bartòlo”

  1. Ciao Dott.Bartolo ho sentito la tua storia da Fazio.
    Fai onore alla classe medica oltre che alla tua Isola di cui puoi essere fiero.Sono in pensione e verrei a darti una mano,ma adesso non è possibile.
    Trovero’ il modo per esserti utile.
    Un cordiale saluto dalla Sardegna.
    Piero Golino

  2. Monica, trovo che il “tocco” con cui racconti è sempre leggero e bello pur trattando argomenti seri e importanti. Nel tuo scrivere ridai ai migranti il loro vero status di persone e non più di numeri. Cioè li fai tornare a essere come tutti noi. Grazie (anche per il bel libro che hai scritto su MSF. Io essendo un donatore ed un volontario l’ho molto apprezzato). Ciao.
    p.s. la foto dell’operatrice umanitaria che accarezza il viso di quella donna che allatta è una delle mie preferite.

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